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22.10.2012

2012_10_22_EroeTraditore

L’Eroe-Traditore, fra autoefficacia e benessere del villaggio

Con questa settimana, arriviamo alla fine del nostro viaggio all’interno del mondo di The Village. L’ultimo abitante, quello che non abbiamo ancora incontrato, non è propriamente una figura, quanto piuttosto la massima espressione del sé raggiunta da ogni singola figura del villaggio. Per questa sua trasversalità, abbiamo tenuto questa carta per ultima, perché è un po’ il “fuoriserie”, il jolly che non può mancare in un mazzo che si rispetti. È l’elemento che scombina la partita, facendo prendere alle cose una direzione inaspettata. È l’Eroe-Traditore, ma in fondo siamo tutti noi. Questa carta non è una carta come le altre, nel senso che le riassume un po’ tutte. Vediamo in che senso.

Ogni figura del villaggio, nello stato di piena consapevolezza ed energia, accede alla propria dimensione eroica ed esprime i propri tratti evolutivi. Quando l’Eroe non si realizza e viene bloccato nel suo desiderio di realizzazione, spesso può diventare il Traditore: proprio perché conosce bene le risorse e le potenzialità può utilizzarle in chiave negativa per danneggiare il villaggio e se stesso. Da qui, i due lati di una stessa medaglia. Da una parte, l’Eroe, dall’altra il Traditore.

Il tradimento ha, per questa figura, una doppia veste perché si può tradire la comunità, ma anche se stessi. L’atto eroico è sempre un atto di “tradimento”, un cambio di rotta che alla maggioranza del “villaggio” suona come dissonante, non conforme alla linea di condotta fin qui tenuta dalla persona. Tradire (dal latino tradere, consegnare), in sostanza, significa tradire una consegna, cioè un ordine, un sistema precedente, in nome di una nuova “consegna”, di un nuovo ordine, di un nuovo sistema. Si compie così l’eterno “dramma” del processo evolutivo che parte dal singolo e turba il contesto.

Il vero eroismo è essere se stessi

Per comprendere l’essenza dell’Eroe del villaggio può aiutarci, come spesso accade, una metafora. Nel film Nuovo cinema Paradiso, il saggio e cieco Alfredo cerca di far intuire al piccolo Salvatore cosa sia un vero eroe raccontandogli una breve fiaba:

“Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re? Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!” Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo, ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e ci scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza manco per dormire… mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via”.

E così il nostro soldato tradisce l’aspettativa della promessa fatta alla principessa, delude gli innumerevoli sostenitori accorsi a prender parte alla singolare sfida di coraggio amoroso, diventa una specie di incompreso codardo, ma in quei novantanove giorni egli ha preso contatto con il proprio Sé, libero dalle aspettative sociali, non assoggettato all’orgoglio personale, svincolato dall’essere migliore o peggiore di qualcuno, per cui esce dalla trappola che da solo si è creato ed è pronto a riprendere il suo cammino assieme agli altri esseri umani, e, perché no, a chiedere ora la mano della principessa.

I “fiori finti”

La connessione con il sé è come un filo molto saldo e sottile, ma – paradossalmente – facilissimo da spezzare se siamo noi stessi a provarci. Si può perdere questa connessione restando, per esempio, affascinati dai “fiori finti”, dalle magiche attese implicite che il mito dell’eroe porta con sé. In questi casi, non si perde la forza restando in balia degli eventi e dell’altro; qui il processo è più impalpabile e al contempo eclatante, ma altrettanto distruttivo. È un po’ la storia di Anakin Skywalker, l’Eroe-Traditore della saga cinematografica Star Wars. Dotato di grande energia e autoefficacia, Anakin manifesta fin dalla fanciullezza enormi doti e ha una veloce e controversa carriera all’interno del gruppo dei cavalieri Jedi. Pensa spesso con angoscia che “essere il migliore non sarà mai abbastanza”, specie dopo la perdita della madre adottiva e il presentimento della morte della moglie. Sentendosi incompreso dai maestri Jedi e sperimentando che la sua Forza aumenta in modo smisurato se si lascia andare alle emozioni di rabbia e odio, tocca con mano il fascino dell’onnipotenza, specie quando l’adulatorio Cancelliere gli promette di insegnarli la tecnica con cui potrà realizzare l’immortalità per sè e per i suoi cari. Come novello Faust, cede all’ambizione ammantata di altruistica preoccupazione e passa al “lato oscuro della Forza”.

È quello che accade, in fondo, a molti di noi quando scatta il desiderio di identificarsi con le immagini dell’eroe proposte dalla società: il rischio diventa quello di volersi avvicinare il più possibile a modelli esterni, spesso stereotipati e molto distanti dalla propria natura. Quante persone vivono condizionate dall’ossessione di mostrarsi belle, forti o intelligenti e fare qualcosa di importante per essere poi amate e apprezzate?

L’importante è invece che ciascuno trovi la propria forma di eroismo. Ogni figura del villaggio vive nel delicato equilibrio tra tratti evolutivi e zone critiche, ma ogni carta, in un determinato momento, può accedere a questa forma eroismo. Essere l’Eroe vuol dire comprendere qual è il modo migliore per dare il proprio contributo alla vita e all’armonia del villaggio.

 

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0).

 

 

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Una replica a “L’Eroe-Traditore, fra autoefficacia e benessere del villaggio”

  1. […] L’Eroe traditore Si sacrifica ma agisce con ambivalenza. Cerca consenso ma non si può fare affidamento.  […]

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Giovanna Tinunin

Giovanna Tinunin

Autore

Si occupa di storytelling, ascolto e conversazione all’interno delle organizzazioni e segue progetti sulla comunicazione interna ed esterna, in particolare quelli legati al marketing territoriale. Qui la troverete spesso. Se non vi basta, cercatela sul suo social network "preferito", Twitter, come @platipuszen

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