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18.01.2013

2013_01_18_India

Le pause che rigenerano: il potere del viaggio come scoperta di sé

Continua la riflessione sui buoni propositi per l’anno nuovo, questa volta da un punto di vista molto personale. Fra i vantaggi di aver creato un gruppo di professionisti e amici dai background diversi c’è quello di poterne seguire le esplorazioni, sia culturali che geografiche, e condividere le loro scoperte (anche in chiave professionale). Questo mese, ci facciamo raccontare da una Velleda Dobrowolny alle prese con le valigie da dove nasce la scelta di concedersi un mese di pausa di rigenerazione in un paese bellissimo e suggestivo qual è l’India.

È da poco iniziato il 2013 e anch’io mi sono ritrovata a esaminare propositi e fatti, intenzioni e impulsi vari per cercare di definire una sensazione ancora un po’ vaga sulla nuova direzione da prendere. Una cosa però è lampante: per il 2013 la bussola indica il mio cuore. La direzione è verso l’interno, la scoperta mi attende là.
Fra tre giorni partirò per un mese di pausa di rigenerazione, dedicata sia a me stessa, al mio sviluppo personale, come pure a sostenere la crescita degli altri in un ashram in India che già conosco bene e che considero la casa della mia anima.
Alla vigilia della partenza mi fermo un momento per chiedermi: perché è importante per una persona fermarsi e prendersi una pausa di rigenerazione per un mese intero? E perché è doppiamente importante farlo per un professionista nel campo relazionale?
E quando torno a casa, cosa potrò portare nella mia professione ? Come potrò trasferire la mia esperienza nella dimensione concreta del lavoro con persone e organizzazioni?

All’inizio di un nuovo ciclo viene naturale fermarsi a guardare ciò che abbiamo fatto e quello che desideriamo realizzare, ed è qui che nasce la nuova intenzione che ci guiderà per il futuro.
Se a questo punto io posso concedermi il lusso – e il coraggio! – di dedicare a me stessa un mese intero di pausa di rigenerazione, allora potrò davvero ripartire su un altro piano nel prossimo anello della spirale evolutiva, anche e soprattutto in ambito professionale. Perché in definitiva quello che porto nel mio lavoro, al di là delle conoscenze e delle tecniche usate, è il mio modo di essere, il mio essere con me stessa e con gli altri fa la differenza.
In ogni caso la risposta alla domanda come posso trasferire la mia esperienza nella vita professionale, verrà soltanto alla fine del viaggio. Sarà la mia scoperta!
Meno due giorni alla partenza. La mia casa è un campo di battaglia. Mentre stiro sari e punjabi, completo discorsi da tenere in india e saluto amici e parenti, sto setacciando cassetti, eliminando zavorre accumulate nel tempo.
Sono stanca ma molto soddisfatta!! Voglio portare con me un sutra dello Shivaismo del Kashmir per farmi da guida durante il viaggio:

Svecchayā svabittau vísvam unmīlayati

Con il potere della sua stessa volontà, la Coscienza dispiega l’universo su una parte di se stessa. (Pratya-bijñā-hṛdayam, sutra 3)*
Questo sutra del Pratya-bijñā-hṛdayam, una bellissima raccolta di sutra della Shivaismo del Kashmir, mi ha sempre affascinato, e mi attira a esplorare più a fondo la mia creazione, giorno per giorno!
Ciò che è intorno a me, situazioni-eventi-persone-cose, che considero separato da me, non è che il riflesso di ciò che è al mio interno, l’ho chiamato io in essere, proprio come un’artista esprime su tela una visione che già esiste al suo interno.

Allora mi chiedo: come posso creare un mondo meraviglioso, per me e per gli altri? Come posso contribuire a fare del mondo un luogo meraviglioso, un posto migliore? Un luogo di felicità e di equilibrio stabile, pur nel mezzo del movimento, dell’azione? Insomma, io non mi figuro un mondo statico, uguale a se stesso, ma qualcosa in continua evoluzione, a volte turbolento, sempre dialettico e vario. In fondo, mi piace l’avventura e imparare sempre qualcosa di nuovo dalle persone, dagli eventi.
Posso cominciare a farlo un passo alla volta. Per esempio, essendo più consapevole dell’energia che emana da me. Cosa sto proiettando sul mio schermo interiore che mi torna indietro come creazione in questo momento?
Forse c’è curiosità, e desiderio di avventure. Infatti sto per partire e non vedo l’ora di incontrare vecchi amici e anche persone sconosciute. E c’è anche la curiosità di scoprire il territorio del mio cuore, di esplorarlo!!

Durante il viaggio, ho intenzione di osservare il mondo che creo intorno a me, come riflesso di ciò che c’è al mio interno.

 

* Swami Shantananda, The Splendor of Recognition, An Exploration of the Pratya-bijñā-hṛdayam, an Ancient Text on the Soul. S. Y. Publication , New York, USA, p. 53.

 

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0).

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Velleda Dobrowolny

Velleda Dobrowolny

Autore

Project leader DOF e docente SPC, lavora su comunicazione efficace, Public Speaking, ascolto attivo e teamworking, integrando l’approccio di Process Counseling con tecniche particolari come la meditazione e la visualizzazione, di cui è grande conoscitrice e praticante. I suoi laboratori sono eruzioni di energia pura, sempre all'insegna del pensiero positivo! Qui, ci offre dei momenti di scoperta, ispirazione e sincronicità che possono essere utili per affrontare con serenità e il sorriso sulle labbra le situazioni stressanti di ogni giorno :)

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