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02.02.2013

2013_02_01_ISA_Sicurezza

ISA, per creare una vera cultura della Sicurezza sul lavoro

Sappiamo che l’obbligo normativo in tema di Sicurezza riguarda (giustamente) ogni tipo di realtà operi sul nostro territorio nazionale, in tutti i settori di attività, privati o pubblici. L’accordo Stato-Regioni del 2011 è molto chiaro nel definire i termini minimi di applicazione della normativa e il TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO rappresenta uno strumento grazie a cui il nostro paese si è dato finalmente regole chiare. [Ne è stata pubblicata da poco la versione aggiornata e disponibile per il DOWNLOAD sul sito del Ministero del Lavoro. Tra le novità di questa edizione di gennaio 2013 si evidenzia l’inserimento del Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012 “Procedure standardizzate” per la valutazione dei rischi].

Come tutti gli interventi obbligatori anche quello sulla Sicurezza suscita più di qualche fastidio, un po’ perché viene vissuto unicamente come un costo dalla Direzione (in fondo, i lavoratori cui è rivolta la formazione sul tema vengono sottratti, per quanto poco, alle attività produttive), un po’ perché a questo si unisce il fatto che la formazione sulla Sicurezza in azienda si riduce troppo spesso alla visione annoiata di un pacchetto di slide che spiegano gli articoli di legge. Insomma, è noiosa. Il tempo però comincia a stringere, dal momento che il termine per mettersi in regola con questa formazione (che varia sulla base dei rischi cui sono esposti i lavoratori della singola realtà) si avvicina, essendo stato fissato a 18 mesi dalla data di pubblicazione dell’Accordo (11 gennaio 2012).

Per tutti questi motivi, DOF ha sistematizzato la propria esperienza pluriennale in ambito di comportamenti organizzativi e, in collaborazione con Studio Veronese – Ambiente e Sicurezza, ha creato ISA (INTEGRATED SAFETY APPROACH), un modello che offre una lettura innovativa della normativa e interventi mirati sulla singola realtà.

 

Ripartire dai comportamenti: l’importanza del fattore umano

La stragrande maggioranza degli incidenti sui luoghi di lavoro dipende da fattori comportamentali. Questo cosa significa? Che i sistemi lavorativi di base non sono sicuri, la vera differenza la fanno le persone. È l’essere umano che crea o meno la sicurezza e che può o meno attualizzare il principio del miglioramento continuo. L’errore umano rimane il vero grande tema da affrontare.

Perché è tanto difficile lavorare sui comportamenti? Perché nella grande categoria dei comportamenti scorretti non rientrano solo gli errori (commessi per i più svariati motivi, dall’incompetenza alla distrazione), ma anche altri fattori, per esempio le abitudini. Come ha spiegato in modo molto chiaro Charles Duhigg nel suo libro The Power of Habit (che potremmo tradurre come La forza dell’abitudine), ben il 70% delle azioni che compiamo ogni giorno sono frutto di un’abitudine ovvero un comportamento dettato da automatismi. Un’abitudine altro non è che un’azione, un gesto che abbiamo cominciato a fare per un motivo e che in seguito abbiamo ripetuto così tante volte che è entrata nella nostra routine, anche se ci siamo dimenticati il motivo per cui aveva un senso farla. Magari, il contesto in cui agiamo è differente, ma noi continuiamo a perpetuarla. Uscire da questo loop è molto difficile se non andiamo a lavorare sulle radici profonde della ricorsività. L’abitudine non è l’unico rischio da cui guardarsi: ci sono anche stanchezza, stress, distrazione, autocompiacimento, mancanza di consapevolezza e altri fattori.

Ma attenzione, l’obiettivo non è quello di liquidare il problema assegnando la responsabilità alla persona, l’errore umano spesso è solo la punta dell’iceberg, sintomo di più falle a vari livelli dell’organizzazione!

Partire dai comportamenti significa non solo identificare quelli scorretti (che è scontato) ma il motivo per cui vengono attuati. Solo in questo modo è possibile intervenire in modo mirato, a un primo livello per aumentare il livello di consapevolezza dei lavoratori rispetto ai comportamenti corretti da tenere sul luogo di lavoro e a un livello più ampio (ma altrettanto importante) per andare a incidere sulla mentalità e sulla cultura aziendale. Lavorare su un aumento di consapevolezza rispetto al tema Sicurezza significa infatti intervenire in profondità sulla cultura di un’organizzazione. L’ambiente di lavoro è un ecosistema in cui le persone agiscono e operano in una logica di interdipendenza rispetto a colleghi e clienti. Per questo è fondamentale affiancare a un intervento tecnico un lavoro di approfondimento sui comportamenti e sulla gestione delle relazioni umane.
Ecco che integrando la formazione tradizionale sulla normativa con approcci e strumenti innovativi che vanno a incidere anche sulla qualità relazionale all’interno dei luoghi di lavoro, un percorso sulla Sicurezza (comunque obbligatorio) non rappresenta più solo un costo, ma un intervento a tutto tondo, oltre che un investimento utile a:

Migliorare le condizioni di lavoro all’interno di un’organizzazione
Aumentare il livello di consapevolezza comportamentale dei lavoratori
Ridurre i costi legali nel caso di incidenti
Migliorare l’immagine dell’azienda.

 

I tratti distintivi del modello

ISA presenta quattro fattori distintivi:

→ FORMAZIONE TECNICA. La parte tecnica di approfondimento della parte normativa in tema di Sicurezza, affrontata da prospettive diverse e complementari rappresentate dal punto di vista del tecnico e del consulente, da quello giuridico e da quello dell’ente di controllo.
→ FORMAZIONE RELAZIONALE. Il lavoro sullo human factor. Un modulo relazionale completa la parte più prettamente tecnica, utilizzando strumenti di analisi comportamentale per andare a lavorare sul “fattore umano” (in altre parole, su tutto ciò che di personale e unico precede, condiziona e determina i comportamenti individuali e collettivi).
→ PERSONALIZZAZIONE. L’approccio è in tutto e per tutto tailor made. Ogni singola realtà presenta caratteristiche proprie e uniche ed è quindi importante confezionare anche i percorsi sulla Sicurezza sulla tipologia di lavoratori coinvolti e di contesto lavorativo, oltre ovviamente sui livelli di rischio presentati dall’attività specifica.
→ MONITORAGGIO E RETI DI TUTORAGGIO. Creazione di reti di monitoraggio e tutoraggio. Proprio perché il lavoro sulla Sicurezza riguarda anche un “cambio di marcia culturale” per l’organizzazione, è importante identificare i componenti del team che avranno il compito di presidiare l’intero processo (dall’identificazione degli obiettivi di sviluppo alla progettazione e attuazione dell’intervento formativo) e di traghettare i contenuti/valori del progetto in un’ottica di processo condiviso delle responsabilità. In fase d’uscita dal percorso, è poi utile attivare strumenti di facilitazione del lavoro in team, attivando reti di tutoraggio e partecipazione per il monitoraggio e il miglioramento continuo in tema di Sicurezza.

 

Cosa offre ISA

ISA è stata pensata per garantire un approccio completo e integrato che consenta, in prima battuta, di adempiere agli obblighi di legge ma anche di introdurre all’interno dell’organizzazione una riflessione approfondita sul tema Sicurezza e su quello, più ampio, delle relazioni umane. Per farlo, mette a disposizione un team di professionisti che accompagnano il cliente attraverso le 6 fasi del processo:

1. Progettazione ed erogazione del piano di formazione previsto dalla normativa attraverso metodologie sperimentali e ad alto indice di coinvolgimento e partecipazione
2. Analisi dei comportamenti legati alla Sicurezza tramite l’utilizzo di modelli di analisi del carattere
3. Valutazione dei livelli di stress all’interno dell’organizzazione (fattori di stress legati al contesto e al contenuto del lavoro e fattori individuali)
4. Esercitazioni sperimentali e attività esperienziali
5. Creazione di strumenti di facilitazione del lavoro in team: la cultura della Sicurezza centrata sui modelli di comportamento e sulle reti di facilitazione
6. Attivazione di reti di tutoraggio e partecipazione per il monitoraggio e il miglioramento continuo in tema di Sicurezza

Se vogliamo vedere la questione da un punto di osservazione più ampio, lo scopo di ISA è quello di aiutare tutte le realtà a superare il primo significato del termine training, che è “addestrare” (offrire istruzioni su comportamenti atti a produrre risultati il cui successo, certo e misurabile, è garantito una volta che la persona è in grado di svolgere in autonomia un compito in una determinata maniera) e allargarlo a quello più ampio e – in una logica sistemica – capace di innescare il vero cambiamento, che è “formazione” ovvero la capacità di aiutare il lavoratore a riflettere sul proprio modo di affrontare le attività di ogni giorno tenendo presenti le proprie potenzialità, debolezze, valori…

In altre parole, tutto ciò che fa di lui (o di lei) una persona prima che un componente del nostro ingranaggio organizzativo.

 Non siete ancora in regola con la formazione sulla Sicurezza all’interno della vostra azienda e non volete rischiare di incorrere in sanzioni pesanti? Oppure avete già espletato gli obblighi previsti dalla Legge, ma volete affrontare una riflessione più profonda sul tema per far crescere la vostra organizzazione? La nostra consulente Marzia Nobile è a vostra disposizione per tutte le informazioni del caso, potete scriverle a marzia.nobile@dofcounseling.com oppure contattarla direttamente al 328 3374621.

 

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0). L’immagine in evidenza è di Lennart Tange.

 

 

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8 Risposte a “ISA, per creare una vera cultura della Sicurezza sul lavoro”

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L'account ufficiale della società, che fa le sue incursioni sul blog per informare sulle novità più rilevanti, gli appuntamenti da non perdere e le iniziative in partenza, ma anche per approfondire e raccontare strumenti e modelli DOF.

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