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15.05.2012

2012_05_15_Premio_Città_Impresa_cronaca

Fabbricatori per caso – I puntata

Oggi è il 2 maggio. A Vicenza inaugura il Festival Città Impresa, 5 giorni di eventi dedicati al potenziale e alla capacità di innovazione del Nordest. Oggi, per il calcio d’inizio, c’è pure il Ministro Passera. E ci saremo anche noi. Un giorno ad Alessandro è arrivata la telefonata di una signorina gentile che gli ha detto più o meno: “Ho il piacere di comunicarle che The Village è fra i vincitori del Premio Città Impresa!” Risposta: “Ah, sì?” Abbiamo scoperto così che, grazie al coinvolgimento nel progetto e alla partnership di importanti realtà istituzionali e scientifiche, il nostro gioco per lo sviluppo delle comunità sociali è giunto all’attenzione del Comitato selezionatore ed è stato ritenuto meritevole di essere inserito fra i “1000 fabbricatori di idee del Nordest”. Quindi, fabbricatori per caso, ma molto felici :)

Arriviamo per tempo, un po’ perché non sappiamo esattamente dove andare e un po’ perché siamo tendenzialmente tutti e tre (io, Alessandro e Nicola) dei circolari, il che significa che per noi il tempo è una variabile soggettiva che va piegata alla vita e non il contrario. Oggi no, oggi siamo sul posto addirittura in anticipo, tanto che c’è pure il tempo per un gelatino. Col caldo che fa ci sta proprio bene!

L’inizio della manifestazione è previsto alle 17.30, ma la mail con cui ci è stato confermato l’invito dice che è meglio essere là prima, per la registrazione. Mentre parcheggiamo vedo da lontano Luca De Biase, un “fabbricatore eccellente”. Alle 16.15 siamo davanti all’ingresso, hanno appena scellofanato il tappeto rosso davanti alla porta.
Capiamo subito che dovremo dividerci perché Orietta (Antonini, direttrice di Coop. Itaca, nostro partner in The Village), che nel frattempo ci ha raggiunti con il resto della comitiva Itaca (Leo, Massimo e Paola), è la prescelta per salire sul palco, mentre noi seguiremo la premiazione dalla platea. Per cui, a lei non resta che imboccare l’ingresso VIP, mentre noi saliamo le nostre brave scale fino al piano superiore. Il primo piano è occupato da file di persone che si registrano in qualità di premiati (senza diritto di palco) e pubblico normale. A tutti i premiati viene consegnato un pacchettino, il cui contenuto scopriremo fra poco. Come sempre, mi diverto a osservare l’organizzazione. Dieci anni di organizzazione di eventi culturali mi fanno ormai notare la più piccola incertezza, le falle di coordinamento, la differenza fra chi può improvvisare e chi si deve limitare a seguire delle disposizioni, ma pare che qui tutto fili bene. È pur sempre una fiera, abituata alle folle. Entro in sala, mentre i ragazzi ne approfittano per una riunione veloce su un altro progetto comune in fase di costruzione, ma subito mi rendo conto che mentre nella hall la rete wi-fi è aperta, all’interno ci vogliono chiave e password. Mi chiedo il perché e cerco di capire come avere i dati che mi servono, adocchio una gentile signorina che ho precedentemente individuato come “quella che comanda” (e infatti non mi sbaglio, d’altronde era facile, è l’unica a indossare un paio di scarpe rosse, laddove tutti gli altri sono in divisa black su black). Mi allunga un foglio con dei numeri, che scoprirò – ma solo una volta seduta, perché sono per natura fiduciosa – che non funzionano e che mi dovrò affidare al mio 3G e alla batteria dello smart phone (ovviamente, la sala convegni è molto bella ed elegante, ma è stata costruita quando non si immaginava che ogni seduta avesse bisogno di un punto di contatto col resto del mondo). Quindi, sono seduta e aspetto, dedicandomi al mio sport preferito in simili frangenti: osservare le persone e twittare. Sono tutti abbastanza gai, alcuni addirittura elettrizzati per il solo fatto di essere lì, ci sono signore vestite come per un matrimonio e, come spesso capita in occasioni come questa, la maggioranza dei presenti indossa abiti che coprono tutte le nuances dal nero al grigioperla, con qualche rarissima eccezione di colore (come la casacca rosso fuoco di Ilaria Capua, sul palco). Sono proprio contenta di aver scelto questa giornata per  inaugurare il mio golfino a pois rossi e blu :)
Siamo in pochi ad avere già sguainato i nostri tablet o notebook e ci guardiamo di sfuggita, ma con impercettibili espressioni di riconoscimento reciproco, neanche fossimo i membri di qualche setta carbonara.
I miei amici e colleghi sono entrati dopo di me e ora siedono da tutt’altra parte, vedo che ridono e mi consolo leggendo i tweet della mia timeline.
Arrivano le 17.50 e l’atmosfera comincia a farsi un po’ tesa. È una festa, ma siamo pur sempre in Veneto e si vede che molti hanno fretta di tornare al lavoro! Io me la godo ad ascoltare in modo innocente i discorsi dei vicini di poltrona, ma i ritardi sul programma mi irritano. Guardo verso il palco, dove sono disposte in 6 file ordinate sedie di cartone pressato di design, con sopra stampato il nome di uno dei vincitori (Orietta la sua se l’è portata a casa e gliela invidio molto). Parte un primo timido applauso di incoraggiamento, che però non produce effetti. C’è ancora qualche seduta di cartone che aspetta il proprio occupante e lo stesso vale per la prima fila in platea, di solito riservata alle autorità. E infatti ecco arrivare Zaia, che guadagna velocemente il sottopalco fra strette di mano e pacche sulla spalla. Gli applausi sono ancora più timidi di quelli per stimolare l’inizio dei lavori e arriva pure qualche fischio. Pensa te, mi dico. Quando fa il suo ingresso il ministro Passera gli va un po’ meglio, ma di poco.
Finalmente, si comincia. La signorina che presenta la serata attacca subito con un bel discorso sull’urgenza di trovare una narrazione che restituisca un’immagine nuova del Nordest, di uno storytelling che guardi al futuro (ora che la prima parola di moda del momento è stata messa sul piatto mi sento già più tranquilla). Viene spiegato il senso del Premio Città d’Impresa: 1000 volti (che ancora non lo sappiamo, ma passeranno a scorrimento sul maxischermo dietro il palco più e più e più volte) per 1000 “fabbricatori di idee” e questa dei fabbricatori, devo dire, anche se non è una trovata perfettamente riuscita sul piano linguistico, è invece azzeccata per il concetto a cui rimanda: persone e realtà che hanno avuto un’idea per migliorare la vita delle persone facendo qualcosa di nuovo cui altri non avevano mai pensato e che poi l’hanno saputa realizzare. Bel concetto, non c’è che dire, ed è bello pensare che un gioco come The Village possa far parte di tutto questo.
Seguono i saluti di rito del Presidente della Fiera Roberto Ditri e del direttore del festival Filiberto Zovico. È il momento del doveroso richiamo all’innovazione, caratteristica che distingue il leader dai follower, e non manca un accenno a Steve Jobs (la vicina chiede all’amica “chi xeo questo?”), divenuto ormai uomo per tutte le stagioni dell’innovazione. Interessante l’appello ad abbandonare la mentalità dei solisti di impresa e a reinventare il modello d’impresa che ha fatto crescere il Nordest fino a una decina d’anni fa, puntando su etica pubblica e buon governo come valori portanti di imprese, società e istituzioni.
Viene introdotto il tema dei rapporti con la Cina, perché il prossimo ospite a salire sul podio sarà Oded Shenkar, docente statunitense di management internazionale presso il Fisher College of Business dell’Ohio State University, di cui è uscito in Italia nel 2005 Il secolo della Cina (anche se credo sia stato invitato per il suo più recente, ma non tradotto, Copycats: How Smart Companies Use Imitation to Gain a Strategic Edge). Gli organizzatori hanno annunciato con un certo ottimismo il suo intervento come lectio magistralis (durerà invece abbastanza poco). Sono curiosa di sentirlo.

(continua)

[questo post è uscito, in origine, sul sito dei Circoli di ascolto organizzativo]

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0).

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Giovanna Tinunin

Giovanna Tinunin

Autore

Si occupa di storytelling, ascolto e conversazione all’interno delle organizzazioni e segue progetti sulla comunicazione interna ed esterna, in particolare quelli legati al marketing territoriale. Qui la troverete spesso. Se non vi basta, cercatela sul suo social network "preferito", Twitter, come @platipuszen

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