VAI AL SITO

11.03.2012

2012_03_11_Facebook_vintage

Dalla réclame al Manifesto: come cambia il dialogo fra brand e persone

Paolo Iabichino è direttore creativo in Ogilvy, una delle maggiori agenzie pubblicitarie al mondo, nonché autore di Invertising (pubblicato qualche tempo fa da Guerini e Associati), un libro molto interessante e scritto “dall’interno” del settore, che racconta l’evoluzione di cui è stata protagonista la pubblicità negli ultimi anni. Fra i vari spunti che offre questo tipo di osservazione e di riflessione, trova anche spazio la constatazione che il nostro paese non abbia saputo tenere il passo delle grandi trasformazioni vissute dall’advertising altrove nel mondo. In particolare, spiega Iabichino, uno dei punti deboli è senz’altro rappresentato dal modo con cui si approccia la rete: invece di considerarla uno spazio naturale in cui entrare con i propri messaggi e creare un dialogo reale con clienti presenti e futuri, la si ritiene ancora un media come gli altri, perdendo così il potenziale di interazione fra brand e persone che questa consente. La rete moltiplica per esempio la narrazione, consentendo proprio alle persone di contribuire alla sua costruzione e articolazione, in un racconto continuo e nuovo che non è solo (o non più) un modo per esprimere il proprio gradimento nei confronti di un prodotto o di una marca, ma una condivisione della propria visione del mondo.

Su questo e altri temi, Iabichino ha rilasciato qualche mese fa un’intervista che si può leggere e vedere sul sito di Fanpage.

È di oggi, invece, un post interessante in cui, su Wired, Iabichino spiga quale sia l’evoluzione ulteriore della comunicazione pubblicitaria. Con l’attenzione che torna a concentrarsi sulla capacità dei brand di raccontare delle storie, indipendentemente dal mezzo che scelgono per farlo, la nuova frontiera non è certo l’affiche (più o meno tecnologica), bensì il Manifesto. La parola chiave che sta dietro al Manifesto è quella di Movimento: solo dal riconoscimento di valore, dal coinvolgimento che questo produce e dal desiderio di sentirsi parte di qualcosa di più grande, alto e importante che non sia il fan club di una marca di pasta o di un modello di automobile può nascere un rapporto durevole fra brand e persone. Non è più, sostine Iabichino, una questione di gusti, ma di credo.

A questo, però, deve accompagnarsi una ridefinizione dei modelli di business, che devono realmente mettere al proprio centro le persone. Un invito che sembra dire che la fase dell’ascolto è finita o, perlomeno, va integrata con un’altra componente, riassumibile in una domanda che il brand può porre a se stesso: quanto sono disposto a impegnarmi e a cambiare il mio modo di lavorare per stabilire una qualità di relazione diversa con i miei clienti?

(questo post è stato pubblicato in origine sul sito dei Circoli di ascolto organizzativo)

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0).

Tag:

Lascia una risposta

Giovanna Tinunin

Giovanna Tinunin

Autore

Si occupa di storytelling, ascolto e conversazione all’interno delle organizzazioni e segue progetti sulla comunicazione interna ed esterna, in particolare quelli legati al marketing territoriale. Qui la troverete spesso. Se non vi basta, cercatela sul suo social network "preferito", Twitter, come @platipuszen

Archivio post

giugno: 2017
L M M G V S D
« set    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930