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17.11.2012

2012_11_17_Counseling_sportivo

Counseling sportivo #1: cos’è e a cosa serve

Inauguriamo con questo post una serie breve di interventi dedicati al counseling sportivo, uno dei rami di applicazione del counseling cui ci dedichiamo con la nostra attività. Partiamo con una panoramica sul counseling sportivo e sui principi generali che lo regolano. Proseguiremo con due approfondimenti sul lavoro che si può fare col singolo atleta e con la squadra, per concludere con la presentazione di un nuovo e importante progetto DOF.
[Una parte importante dei testi rappresenta una riproposizione e riattualizzazione di testi contenuti in un libro scritto nel 2002 da Alessandro Rinaldi e intitolato Voci dal parquet. Counseling e mental training negli sport di squadra]


Perché il counseling si dovrebbe occupare di sport

Lo sport rappresenta da sempre uno specchio per l’uomo, uno schermo su cui vengono proiettati i valori e le emozioni di una collettività. Oggi il gesto sportivo ha una forza di rappresentazione pari a pochi altri, una capacità di generare partecipazione che rimane unica all’interno della società contemporanea (perlomeno, quella occidentale). Lo sport rappresenta a tutti gli effetti uno degli ultimi linguaggi rituali di aggregazione e di condivisione emotiva, uno degli ultimi spazi allargati e non privati in cui si mette in scena un rito collettivo con una forte valenza sociale.
Si tratta di uno spazio prezioso, che può essere educativo e motivante, positivo e costruttivo. Proprio perché lo sport ha ancora questa grande forza rappresentativa, la capacità di immortalare il livello di possibilità dell’essere umano, il suo potersi innalzare in modo consapevole a degli stati di eccellenza tramite il lavoro e l’impegno personale, il counseling non può non occuparsene.

Cos’è il Counseling sportivo?

La prima cosa da chiarire circa il counseling sportivo è che non si tratta di una tecnica o insieme di tecniche, bensì di un metodo di lavoro. Cosa fa? Consente a un team o a un atleta di generare sia l’opportunità di valorizzare al massimo le proprie risorse e potenzialità, ma allo stesso tempo – all’interno di un team – supporta il gruppo di lavoro nella creazione di uno spirito di coesione. Come? Attraverso l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno come obiettivo quello di migliorare le performance dei singoli atleti, integrando il lavoro mentale con l’allenamento tecnico e atletico; aiutare la squadra a essere un vero gruppo; generare coerenza nel piano di intenti di un’organizzazione (perché non dobbiamo dimenticare che ogni realtà sportiva strutturata è una realtà strutturata, con i suoi dirigenti, i suoi livelli di gestione, ecc.), per esempio creando una carta dei valori condivisa.

L’importante è che quello del counselor sportivo non sia un intervento a latere rispetto a un processo principale, che il suo ruolo non sia quello di figura isolata all’interno di un ambiente, che interviene in modo episodico e saltuario in un lavoro individuale. In altre parole il counselor che lavora all’interno di un programma di sviluppo sportivo (specie se lavora con una squadra) non deve solo innescare un processo di aiuto indirizzato alle persone, ma anche trasferire abilità di comunicazione e relazione a tutti gli attori del processo, favorendo la piena condivisione e reciprocità nella creazione di strutture di helping interne a un’organizzazione.
In particolare, all’interno di un ambiente sportivo, ha la responsabilità di valorizzare competenze di relazione che, spesso, sono già presenti in figure quali l’allenatore o il direttore sportivo, favorendo la realizzazione del loro compito, all’interno del quale la qualità dei rapporti con gli atleti ha un peso fondamentale. È chiaro come, soprattutto in un contesto societario, l’intervento del counselor debba quindi essere voluto, sostenuto e condiviso, perché altrimenti il rischio è che venga vissuto come un corpo estraneo

L’intervento del counselor (in questo contesto come in altri) non è di tipo curativo né sintomatico, è invece soprattutto un processo integrato nella macrostruttura complessiva: non si tratta solo di intervenire nei momenti difficili, ma di lavorare per prevenire l’insorgere di “interferenze di relazione” che potrebbero avere un impatto fortemente negativo, soprattutto sui gruppi sportivi. Poter iniziare il proprio lavoro prima dell’avvio di una stagione agonistica e in fase di preparazione atletica consente al counselor di anticipare e prevenire gli inevitabili momenti di crisi che trovano spazio all’interno del ciclo di vita complessivo di un atleta o di una squadra, fatto di vittorie, sconfitte, momenti di esaltazione e di scoramento, circostanze più o meno fortunate, infortuni, problemi personali.
L’obiettivo, ancora una volta, non è quello di portare soluzioni, bensì di fornire strumenti per affrontare quotidianità e imprevisti nel miglior modo possibile e al massimo livello di efficacia, personale e di gruppo.

Riassumendo:

1. Il Counseling sportivo consente a un team o a un atleta di valorizzare al massimo le proprie risorse e potenzialità e, allo stesso tempo, supporta il gruppo di lavoro nella creazione di uno spirito di coesione.

2. Il Counseling sportivo è un metodo, che utilizza una serie di strumenti e di tecniche che hanno come obiettivo

  • migliorare le performance dei singoli atleti, integrando il lavoro mentale con l’allenamento tecnico e atletico;
  • aiutare la squadra a essere un vero gruppo;
  • generare coerenza nel piano di intenti di un’organizzazione sportiva.

3. Il ruolo del counselor sportivo non può essere quello di una figura isolata all’interno dell’ambiente, che interviene in modo episodico e saltuario in un lavoro individuale, ma intervenire sull’insieme delle competenze di relazione di un contesto sportivo.

4. Il counselor sportivo (proprio come il counselor tout court) non offre soluzioni, ma strumenti. Il suo intervento deve sempre essere voluto, sostenuto e condiviso.

Ora che abbiamo inquadrato la questione, possiamo scendere maggiormente nel dettaglio di come opera un counselor sportivo. Nella seconda puntata, parleremo del lavoro con il singolo atleta. Alla prossima!

 

Per finire…

Leggi la seconda parte della miniserie di approfondimento sul Counseling sportivo.

Sei un atleta o segui una squadra sportiva e hai voglia di sperimentare il metodo del Counseling sportivo? Puoi fissare un appuntamento col nostro specialista di area Giovanni Tavaglione e parlarne con lui!

 

I contenuti di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons 3.0 (CC BY-NC-SA 3.0). L’immagine in evidenza è tratta dal libro Voci dal parquet. Counseling e mental training negli sport di squadra (Selekta editore, Udine, 2002).

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3 Risposte a “Counseling sportivo #1: cos’è e a cosa serve”

  1. […] Leggi la prima parte della miniserie di approfondimento sul Counseling sportivo. […]

  2. […] Lo sport rappresenta da sempre uno specchio per l’uomo, uno schermo su cui vengono proiettati i valori e le emozioni di una collettività. Oggi il gesto sportivo ha una forza di rappresentazione pari a pochi altri, una capacità di generare partecipazione che rimane unica all’interno della società contemporanea (perlomeno, quella occidentale). Lo sport rappresenta a tutti gli effetti uno degli ultimi linguaggi rituali di aggregazione e di condivisione emotiva, uno degli ultimi spazi allargati e non privati in cui si mette in scena un rito collettivo con una forte valenza sociale. Si tratta di uno spazio prezioso, che può essere educativo e motivante, positivo e costruttivo. Proprio perché lo sport ha ancora questa grande forza rappresentativa, la capacità di immortalare il livello di possibilità dell’essere umano, il suo potersi innalzare in modo consapevole a degli stati di eccellenza tramite il lavoro e l’impegno personale, il counseling non può non occuparsene. [Approfondisci leggendo il post dedicato] […]

  3. […] Lo sport rappresenta da sempre uno specchio per l’uomo, uno schermo su cui vengono proiettati i valori e le emozioni di una collettività. Oggi il gesto sportivo ha una forza di rappresentazione pari a pochi altri, una capacità di generare partecipazione che rimane unica all’interno della società contemporanea (perlomeno, quella occidentale). Lo sport rappresenta a tutti gli effetti uno degli ultimi linguaggi rituali di aggregazione e di condivisione emotiva, uno degli ultimi spazi allargati e non privati in cui si mette in scena un rito collettivo con una forte valenza sociale. Si tratta di uno spazio prezioso, che può essere educativo e motivante, positivo e costruttivo. Proprio perché lo sport ha ancora questa grande forza rappresentativa, la capacità di immortalare il livello di possibilità dell’essere umano, il suo potersi innalzare in modo consapevole a degli stati di eccellenza tramite il lavoro e l’impegno personale, il counseling non può non occuparsene. [Approfondisci leggendo il post dedicato sul sito di DOF Consulting] […]

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Giovanna Tinunin

Giovanna Tinunin

Autore

Si occupa di storytelling, ascolto e conversazione all’interno delle organizzazioni e segue progetti sulla comunicazione interna ed esterna, in particolare quelli legati al marketing territoriale. Qui la troverete spesso. Se non vi basta, cercatela sul suo social network "preferito", Twitter, come @platipuszen

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